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Mulino Pellegro

Mulino Pellegro è una località del comune di S. Margherita Staffora, situata sulla riva sinistra del torrente Staffora di fronte alla frazione Casanova Destra. Questo luogo prende il nome dalla presenza di un mulino ad acqua, l’ultimo rimasto intatto ed ancora funzionante della vallata; Pellegro era il nome dell’antico proprietario. L’ultimo mugnaio fu Giacomo Negruzzi.

Il mulino è sempre stato un luogo di incontri: vi si incontravano persone di paesi diversi, che, attendendo il loro turno per poter macinare, chiacchieravano scambiandosi idee, novità e a volte concludevano affari, vendevano animali, attrezzi da lavoro, qualche pezzo di terra. Per macinare non c’erano prenotazioni, chi prima arrivava, prima veniva servito, e durante la mietitura spesso accadeva di dover lavorare anche di notte per soddisfare tutti. A volte erano i contadini a caricare i loro sacchi sulle slitte e portarli al mulino, a volte invece era il mugnaio che mandava i suoi garzoni a fare il giro dei clienti che caricavano sui muli i cereali, per poi consegnare a domicilio i macinati.

Oggi, oltre a poter visitare la stanza delle macine e i locali adibiti alla macinatura, gli attuali proprietari hanno allestito un piccolo Museo Contadino fatto di attrezzi e ricordi che ci portano in un passato ormai lontano. Insieme a loro è possibile scoprire e rivivere gli usi e le tradizioni proprie di un piccolo mondo antico dove la ruralità e l’identità territoriale erano alla base del vivere quotidiano.

“L’ultimo mugnaio del Mulino Pellegro fu Giacomo Negruzzi, morto ormai da alcuni anni. La sua è stata una generazione di mugnai, questo lavoro veniva trasmesso da padre in figlio fin dall’ottocento. Spesso Negruzzi raccontava della sua vita passata, del suo lavoro, del suo mulino, soprattutto nei suoi ultimi anni, quando per la malattia, era costretto a stare a riposo. Ne parlava volentieri con entusiasmo, come se rivivesse quei momenti. Diceva che il mulino ai suoi tempi era un luogo di incontri, perché vi arrivavano persone da paesi diversi che, attendendo il loro turno per poter macinare, chiacchieravano scambiandosi idee, novità e a volte concludevano affari: vendevano animali, attrezzi da lavoro, qualche pezzo di terra. Per macinare non c’erano prenotazioni, chi prima arrivava, prima veniva servito e, durante la mietitura, spesso accadeva di dover lavorare anche di notte per riuscire a soddisfare tutti. A volte erano i contadini a caricare i loro sacchi sulle slitte e portarli al mulino, a volte era il mugnaio che mandava i suoi garzoni (Negruzzi negli anni ’40-50 ne aveva tre) a fare il giro dei clienti che caricavano sui muli i cereali, per poi consegnare a domicilio i macinati. Quando potevano, i contadini preferivano andare al mulino di persona, temendo di ricavare una farina che non fosse quella dei loro cereali. Partivano al mattino presto e, se a mezzogiorno il lavoro non era ancora terminato, mangiavano sotto un portico il pane e il companatico portato da casa.”

Tratto da “La storia di Mulino Pellegro” a cura di Fiorenzo Debattisti, Simona Guioli, Maria Negruzzi e Riccardo Rancan.

Visite guidate organizzate esclusivamente su prenotazione e previa disponibilità dei proprietari, contattando direttamente i numeri 0383/551180 o 349/1159011

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Ultima modifica: 12 Febbraio 2020 alle 00:17
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